La 24 Ore di Le Mans è tra le gare più antiche e prestigiose al mondo, nonché la più importante nell’ambito del Campionato Endurance. Purtroppo viene spesso citata anche per essersi resa protagonista di quello che viene ricordato come l’incidente più catastrofico nella storia dell’automobilismo avvenuto durante l’edizione del 1955.
Con un bilancio di 84 morti è stato l’incidente con la più alta mortalità nella storia del motorsport.
Il drammatico incidente fu provocato dall’uscita di pista della Mercedes-Benz 300 SLR del pilota francese Pierre Levegh (Parigi, 22 dicembre 1905 – Le Mans, 11 giugno 1955) che finì a bordo pista tra il pubblico seminando devastazione.
Alla fine, oltre al pilota, si contarono ben 83 vittime fra gli spettatori assiepati in tribuna (alcune fonti parlano di almeno 82 vittime, 81 spettatori più Levegh, il pilota) e ne rimasero feriti oltre 120.
Malgrado la gravità dell’incidente la gara non venne interrotta, una discussa decisione presa dagli organizzatori per evitare che il pubblico, colto dal panico, lasciasse frettolosamente il circuito intasando le strade ostacolando così l’arrivo dei soccorsi.
Durante la notte la Mercedes decise di ritirare le sue vetture mentre la Jaguar continuò e conquistò la vittoria proprio con la vettura guidata da Mike Hawthorn e Ivor Bueb
Alla fine della stagione, dopo conquistato aver vinto il campionato di Formula Uno con Manuel Fangio, la Mercedes si ritirò dalle competizioni in segno di rispetto per le vittime e non vi fece ritorno che nel 1987.
Probabilmente possiamo ritenere che proprio da questo drammatico incidente si iniziò ragionare in termini di sicurezza nell’ambito delle gare di velocità in pista.
In seguito all’incidente, molte gare della stagione furono cancellate: il Gran Premio di Germania, la Coppa Acerbo e il Gran Premio di Svizzera; furono annullati anche il successivo round del Campionato del Mondo Sport Prototipi al Nurburgring e la Carrera Panamericana, gara non valida per il campionato. Furono invece disputate le ultime due gare di Campionato, il Tourist Trophy in Inghilterra e la Targa Florio in Italia.
Il tragico bilancio delle vittime indusse Francia, Germania Ovest, Spagna e Svizzera ad un immediato divieto temporaneo degli sport motoristici; le attività sportive vennero in seguito riprese quasi ovunque.
La Svizzera invece colse tutti in contropiede vietando del tutto le gare automobilistiche sul suo territorio sino al 2018, quando la legge venne modificata permettendo le sole competizioni con veicoli elettrici, per essere poi definitivamente revocata nel 2022.
Negli Stati Uniti l’AAA (American Automobile Association), il più importante automobile club della nazione, decise di chiudere qualunque attività sportiva. Questo portò poi alla nascita della USAC e della sua “confederazione” insieme alla NASCAR e allo SCCA, nell’ACCUS, nato come rappresentante di queste federazioni presso la Commissione Sportiva Internazionale della FIA.
Fangio, scampato fortunosamente al disastro, non corse mai più a Le Mans. Al Circuit de la Sarthe le tribune del pubblico ai box vennero demolite.
Ma cosa avvenne in quella tragica 24 ore del 1955?
L’incidente avvenne il sabato 11 giugno 1955 alle 18:26, al termine del 35° giro, quando stavano iniziando i primi pit stop per le vetture di testa.
Levegh alla guida della Mercedes, percorrendo il rettilineo principale della pista, seguiva la Jaguar D-Type di Mike Hawthorn (Mexborough, 10 aprile 1929 – Guildford, 22 gennaio 1959)
che era in testa alla corsa quando questi doppiò la Austin-Healey 100S guidata da Lance Macklin (Kensington, 2 settembre 1919 – Bethersden, 29 agosto 2002). Subito dopo Hawthorn frenò bruscamente per rientrare ai box, spostandosi sulla destra.
Macklin provò dapprima a frenare restando nel lato destro ma finì con le ruote sullo sporco al lato della pista e perse il controllo della vettura che iniziò a scartare verso sinistra.
In realtà non fu mai chiarito se fu lo stesso Macklin a sterzare a sinistra per evitare Hawthorn o se si trattò di un problema ai freni della sua auto.
Macklin riuscì comunque a riprendere il controllo del veicolo ma ormai si trovava sulla traiettoria della Mercedes di Levegh che sopraggiungeva in piena velocità ben oltre i 200 Km/h. L’auto di Levegh tamponò la Austin di Macklin che funse da rampa, fu proiettata in alto e si schiantò sulla barriera (un muro di terra con una siepe) che separava la pista dalla tribuna.
La Mercedes 300 SLR praticamente distrutta prese fuoco a causa della carrozzeria realizzata in Elektron altamente infiammabile, una lega di magnesio e alluminio ultraleggera, mentre alcuni pezzi dell’auto tra cui l’intero blocco motore, il radiatore, le sospensioni anteriori e il cofano vennero proiettati in aria piombando sulla tribuna gremita di spettatori con le drammatiche conseguenze di cui sopra vi abbiamo reso contezza.
Levegh, sbalzato fuori dalla sua auto, cadde pesantemente al suolo morendo all’istante nel violento impatto con il terreno.
Nel frattempo, l’auto di Macklin andò ad urtare la barriera sul lato sinistro della pista rimbalzando poi verso destra nella corsia dei box, mancando di poco la una Mercedes, una Maserati ed una Jaguar ferme ai box per fare rifornimento ma purtroppo investì un poliziotto, un fotografo e due ufficiali, tutti gravemente feriti, poi rimbalzò di nuovo attraverso la pista andando a schiantarsi contro la recinzione sul lato sinistro. Macklin sopravvisse all’incidente senza ferite.
La responsabilità dell’incidente in un primo momento venne attribuita a Mike Hawthorn a causa della sua improvvisa frenata con scarto a destra.
Successivamente però, gli uomini della sua squadra dichiararono di essere stati loro a comunicargli di entrare urgentemente nei box per fare rifornimento, pertanto il pilota aveva solo obbedito agli ordini della sua scuderia. Ci fu comunque un dibattito sull’attribuzione della responsabilità del disastro. L’inchiesta ufficiale, condotta da un gruppo di esperti sulla base di un ampio reportage fotografico, non ritenne nessuno dei piloti responsabile ma venne invece criticato il layout della pista, ormai risalente a 30 anni prima, che non aveva una corsia di decelerazione per le auto che dovevano entrare ai box.
Per molto tempo l’opinione pubblica rimase ferma nell’attribuire a Hawthorn la responsabilità della tragedia.

