Tempo di lettura: 3 minuti

Quando la Formula 1 ha sposato la tecnologia della moto (e viceversa)

Contrariamente a quel che si potrebbe pensare, quasi mai la tecnica dei motori a 4 tempi di auto e moto da competizione ha seguito la stessa linea di sviluppo; sostanzialmente tre le variabili in gioco: le differenti cilindrate (quasi sempre più contenute sulle moto), le differenze regolamentari in materia di propulsori, la diversa struttura dei veicoli che influenza il layout dei motori e richiede differenti caratteristiche di erogazione.

Eppure in qualche caso la Formula 1 si è ispirata alla tecnica motociclistica.

Tra le più famose la prima è stata la Vanwall, una vettura inglese di Formula 1 con un discreto albo d’oro; ha debuttato nel GP d’Inghilterra nel 1954, ha disputato complessivamente 29 GP vincendone 9  e conquistando un titolo costruttori nel 1958 senza però riuscire a conquistare il titolo piloti, pur avendo come prima guida il grande Stirling Moss che ottenne due secondi posti in campionato nel 1957 e nel 1958; la squadra conquistò anche 13 podi, 7 pole position e 6 giri più veloci in gara. E’ stata la prima squadra di Formula 1 a conquistare il Titolo costruttori ed è stata la prima vettura inglese a vincere un Gran Premio iridato.  La peculiarità di questa vettura risiedeva nel motore, inizialmente di 2000cc per essere poi portato fino ai regolamentari 2500cc, progettato dal tecnico della Norton Leo Kuzmicki;

il propulsore 4 cilindri era essenzialmente costituito da quattro cilindri Norton Manx da 498 cc (86,1 mm × 85,6 mm) montati su un basamento raffreddato ad acqua; anche le testate erano sostanzialmente derivate dal Norton; l’alimentazione era fornita da quattro carburatori AMAL da moto.

 

La Scarab,  una piccola fabbrica statunitense di auto da competizione fondata nel 1958 da Lance Reventlow, un ricco pilota americano figlio della famosa miliardaria Barbara Hutton, una ricca ereditiera convolata più volte a nozze con nobili, diplomatici e anche con il famoso attore americano Cary Grant, nel 1960 volle cimentarsi in Formula 1, prima monoposto statunitense schierata in questa categoria. Allo scopo venne progettato un motore modulare che potesse essere realizzato in diverse cilindrate: dai 1500 cc previsti per la F1 del 1961 ai 3000 cc per la versione dedicata alle gare Sport, passando per i 2500cc della F1 in vigore nel 1960. Si trattava di un 4 cilindri con doppio asse a camme in testa e comando desmodromico delle valvole; il progetto, dovuto a Leo Goosen, si ispirava profondamente a due dei migliori motori dell’epoca: il Mercedes 300 SLR e il Vanwall da Formula1 (e quindi, indirettamente, al Norton Manx). Nonostante la buona base progettuale ed il notevole impegno economico, la vettura non raggiunse mai una buona competitività.

La Ferrari/Gilera mai nata. Quando, nel quinquennio 1961/65, il regolamento della Formula 1 automobilistica prevedeva motori con la cilindrata più bassa di tutti tempi, 1500cc. ad alimentazione atmosferica, giravano le voci di una partecipazione della Honda, che infatti debutterà nel  1964.

In quegli anni i motori motociclistici pluricilindrici delle Honda da Gran Prix dichiaravano circa 180 CV/litro e sviluppano regimi di giri abbondantemente al di sopra dei 10.000 giri (e ancora dovevano sfoderare la 50 bicilindrica, la 125 a 5 cilindri e la poderosa 250 6 cilindri) contro i circa 130 CV/litro delle migliori Formula 1. Non era perciò azzardato immaginare che la casa giapponese avrebbe utilizzato un motore di derivazione motociclistica o quantomeno profondamente ispirato ai motori delle sue moto da Gran Prix.

Fu forse questa la molla che spinse Ferrari a cercare la collaborazione della Gilera per sviluppare un motore per la F1; probabilmente il motore era destinato ad equipaggiare la monoposto 1963, infatti le prime indiscrezioni ed i primi schizzi si videro sul mensile “Quattroruote” in concomitanza con la presentazione delle monoposto 1962. Venne perciò deliberato un progetto che prevedeva di costruire un motore 8 cilindri in linea raffreddato ad aria ottenuto dall’accoppiamento di due termiche del motore Gilera 500/4 maggiorato a 750 per raggiungere la cilindrata regolamentare di 1500cc. Il motore sarebbe stato montato in posizione posteriore trasversale.  Ma poi, forse perché le monoposto “ortodosse” si dimostrarono competitive, non se ne seppe più niente.

Ed infine citiamo la Honda che, come abbiamo già accennato più sopra, nel 1964 fa debuttare la sua RA271 nel campionato del mondo del 1964 dove prese parte a tre gran premi con alla guida il pilota statunitense Ronnie Bucknum. La vettura era dotata di un motore V12 da 1,5 litri montato trasversalmente. E’ plausibile pensare che per quel motore così frazionato (la Ferrari ci arriverà un anno dopo) i tecnici giapponesi attinsero abbondantemente alle esperienze maturate con le moto pluricilindriche da GP. Tra il 1964 ed il 1965 questa monoposto ottenne discreti ma non eclatanti risultati stante la scarsissima, direi quasi nulla, esperienza della Honda in Formula 1.

In realtà c’è stata una migrazione di esperienze anche in senso inverso, cioè dal mondo dell’auto a quello delle moto. Ovviamente queste collaborazioni spesso rimangono riservate se non proprio segrete; si hanno notizie abbastanza certe del coinvolgimento della Cosworth (in che misura non è dato sapere) nello sviluppo dei motori Ducati 851 e Aprilia RS Cube.

Un altro esempio in tal senso è rappresentato dal motore  della Laverda 1000; quel propulsore sembra un motore Maserati in miniatura e difatti fu progettato dall’ing. Giulio Alfieri, ex Maserati e Lamborghini; è un 6 cilindri 1000cc V90° trasversale raffreddato a liquido, con distribuzione bialbero a catena che eroga 140 CV a oltre 10.000 giri; la trasmissione finale è a cardano.