Ma qual è la genesi della Porsche 356 Carrera-Abarth GTL, conosciuta anche come Porsche Carrera-Abarth?
Negli anni ’50 la Porsche con la sua 356B Carrera accumulava numerose vittorie di classe ma nel 1959 cominciò a subire l’offensiva delle Alfa Romeo e delle Lotus. La ridotta competitività della 356B dipendeva principalmente dal significativo aumento di peso rispetto alla capostipite, la mitica 356 del 1948.
Il robusto e potente quattro cilindri boxer raffreddato ad aria progettato dall’ ing. Fuhrmann era ancora un motore altamente prestazionale pertanto “Ferry” Porsche e i suoi collaboratori pensarono, giustamente, che per mantenere la competitività della loro berlinetta sarebbe stato necessario e sufficiente una cura dimagrante ed un aumento dell’efficienza aerodinamica; questa idea trovò conforto nella regola della FIA che consentiva di montare carrozzerie speciali su auto omologate GT a condizione che il peso rimanesse non inferiore al 95% dell’auto originale.
Per la realizzazione di un tale progetto la casa tedesca decise di rivolgersi a qualche azienda che avesse maggiore esperienza nel settore degli alleggerimenti e degli studi aerodinamici. Nel settembre del 1959 Porsche incaricò il vecchio amico Karl Abarth di realizzare 20 vetture da corsa basate sulla 356B con un’opzione per un altro lotto di esemplari. Si sarebbe chiamata 356 Carrera Abarth GTL cioè Gran Turismo Leggera.
Abarth in quel periodo stava chiudendo il suo rapporto con Zagato con il quale avevano dato vita alla 750, alla Monomille e alla 1000 bialbero e perciò si rivolse a Franco Scaglione considerato un esperto di aerodinamica in quanto aveva disegnato tre futuristiche concept car Alfa Romeo BAT (e che ricordiamo per aver realizzato in seguito l’indimenticabile 33 Stradale). Scaglione sposò il progetto al punto di prefiggersi di superare lo specialista Zagato estremizzando al massimo l’aerodinamica della 356 e questo, come vedremo in seguito, determinò la fine anticipata della collaborazione.
Il rolling chassis manteneva per regolamento le caratteristiche della 356B Carrera originale.
Il motore era il classico 4 cilindri boxer raffreddato ad aria con quattro alberi a camme (due per bancata) con una cilindrata di circa 1600cc, lubrificazione a carter secco; inizialmente erogava 115CV che negli anni successivi attraverso varie fasi evolutive arriveranno fino a 135 CV per poi passare ad una versione da 2000cc con potenze a partire da 155 CV per arrivare fino a 180 CV.
Le sospensioni erano tutte a ruote indipendenti mentre per l’impianto frenante la Porsche rimase inizialmente legata alla tecnologia dei freni a tamburo ma già alla terza gara cui partecipò la Carrera-Abarth, la 24 ore di Le Mans del 1960, sulla vettura ufficiale vennero installati i freni a disco.
Per risparmiare sul peso venne deciso di realizzare le carrozzerie in alluminio; la costruzione venne affidata al carrozziere Motto di Torino. Purtroppo durante la fase di assemblaggio delle carrozzerie sui telai emersero vari problemi che rallentarono la produzione, tanto che dopo i primi tre esemplari costruiti da Motto i restanti vennero fatti costruire dalla “Viarengo & Filipponi” (presso i quali sembra avesse lavorato proprio Motto prima di avviare una propria autonoma attività), anch’essi di Torino; di conseguenza l’Abarth non riuscì a rispettare la scadenza concordata del marzo 1960.
Inoltre i tedeschi si lamentarono della qualità del prototipo, in particolare la carrozzeria accusava infiltrazioni dai finestrini e uno spazio angusto per il pilota perché Scaglione aveva disegnato un tetto più basso di oltre 12 cm rispetto al modello di serie e senza le tipiche gobbe Zagato per inserirvi la testa per cui i piloti più alti di 1,80 avevano difficoltà a sistemarsi al posto di guida.
Naturalmente, come tutte le vetture da competizione costruite artigianalmente all’epoca, si può lecitamente affermare che non esistevano due esemplari perfettamente uguali.
A causa di questi inconvenienti la Porsche annullò il contratto e provò, ma senza successo, a realizzare in casa carrozzerie più leggere e aerodinamiche come quelle di Scaglione ma più accoglienti per i piloti destinati a portarle in gara.
Nonostante i problemi iniziali, il team ufficiale conseguì numerosi successi sportivi con la berlinetta italo/austro/tedesca; sin dal debutto fu l’inizio di una carriera sportiva di grande successo, che ha visto la Carrera-Abarth dominare la sua classe per diversi anni.
Il debutto avvenne con l’equipaggio Linge/Strahle alla Targa Florio del 1960 dove ottennero la vittoria di classe e il sesto posto assoluto e si affermò nella sua classe anche alla successiva 1000 Km del Nurburgring. Nel corso della sua carriera agonistica la Carrera-Abarth vinse altre tre volte (1961, 1962,1963) la sua classe alla Targa Florio e alla 1000 km del Nürburgring e alla 24 ore di Le Mans dal 1960 al 1962.
Purtroppo, come abbiamo già anticipato, nonostante i miglioramenti qualitativi degli esemplari successivi ed i successi in pista, la Porsche annullò il contratto con Abarth dopo la costruzione delle prime venti vetture.
I tentativi di costruire in Germania carrozzerie leggere e filanti fallirono tutti e fu solo quando affronterà progetti più moderni a motore centrale come la 904 GTS che la Porsche riuscì a fare il salto prestazionale rispetto alla Carrera-Abarth.
Contemporaneamente capirono che era venuto il momento di alzare la posta aumentando il frazionamento del motore e dettero vita al flat six.
Dall’unione del nuovo sei cilindri in versione stradale con una carrozzeria disegnata da Ferry Porsche ispirandosi al disegno della Porsche 356 Carrera GTL Abarth di Franco Scaglione, naserà la iconica 911.



