Nel 1963 e nel 1964 la Ferrari vinse due volte consecutive a Le Mans con un Prototipo basato sullo stesso telaio n° 0816, anche se con due diversi motori.
Nel 1963 la vittoria alla 24 Ore di Le Mans andò alla coppia di piloti costituita da Ludovico Scarfiotti e Lorenzo Bandini a bordo della Ferrari 250P motorizzata con un V12 da 3000cc. Secondo la documentazione storica della Ferrari la macchina che tagliò il traguardo fu quella con il telaio n. 0816, benché all’epoca fosse erroneamente registrata come 0814.
Questa fu la settima vittoria della Ferrari, la quarta consecutiva, sul circuito de la Sarthe.
Fu il primo successo assoluto per una squadra tutta italiana, sia di vetture che di piloti; Scarfiotti e Bandini alla guida della loro Ferrari n° 21 vinsero con un distacco di 16 giri pari a 201,1 km, stabilendo un nuovo record avendo coperto la distanza di 339 giri, pari a 4561,710 Km, ad una media di 195,63 km/h, precedendo la Ferrari 250 GTO di un team belga.
Con questa vittoria la Ferrari 250P divenne la prima vettura con motore posteriore a vincere a Le Mans.
Nel 1964 lo stesso telaio 0816, convertito alla specifica Ferrari 275P, motore V12 da 3300cc, vinse nuovamente la 24 Ore di Le Mans con Jean Guichet e Nino Vaccarella.
La 275P, contrassegnata dal numero di gara 20, stabilì ancora una volta il record di distanza a Le Mans, percorrendo 349 giri, pari a 4.695,26 km, a una media di 196,66 km/h; seconda, a soli 5 giri, la Ferrari 330P della Maranello Concessionaires guidata da Graham Hill e Jo Bonnier.
Questa fu dunque l’ottava vittoria della Ferrari, la quinta consecutiva, sul circuito de la Sarthe.
Nel 1965, anno della débâcle delle Ferrari e Ford ufficiali, spetterà alla 250 Le Mans della NART, affidata alla guida di Masten Gregory e Jochen Rindt, regalare alla Ferrari la sua quinta vittoria consecutiva, la nona in assoluto. Gregory e Rindt percorsero un giro in meno della Ferrari vincitrice l’anno precedente.
Interessante, credo, ricordare che la berlinetta 250 LM da 3300cc, pur concepita per essere omologata nella categoria GT (ma senza successo in mancanza del numero minimo di esemplari prodotti richiesto dalla norma) in sostituzione della mitica GTO, era una stretta derivazione dei prototipi dell’anno precedente.

