Sono molti gli appassionati che ancora oggi, leggendo le caratteristiche tecniche di alcune moto d’epoca, trovano di difficile interpretazione la dicitura “distribuzione a monoalbero sdoppiato”.
Si tratta di un tipo di comando della distribuzione per motori a 4 tempi piuttosto particolare impiegato solo in rarissimi casi; tra i casi più significativi riportati dalla storia del motociclismo ricordiamo alcune BMW 500 da competizione sia nel periodo tra le due guerre mondiali che nel secondo dopoguerra e, forse più nota a noi italiani, la Moto Morini Rebello 175 del 1955.
Se nel caso della BMW è evidente il vantaggio di avere una testata compatta che concedesse accettabili angoli di piega nonstante la configurazione boxer del propulsore, meno chiara appare la motivazione che indusse la Morini a questa soluzione tecnica se non quella di avere di avere una conformazione compatta della testata pari a quella di un monoalbero ma con bilancieri più corti e più leggeri rispetto ad un monoalbero “puro”. Soluzione, comunque, che non ebbe seguito nel caso della Morini.
Dalla dicitura sorge spontanea la domanda: è un monoalbero o un bialbero? Per dare una risposta esaustiva ricorriamo ad una fonte accreditata, l’Enciclopedia tecnica della motocicletta scritta da Abramo Giovanni Luraschi e pubblicata dalla casa editrice della storica rivista “Motociclismo”.
<<una distribuzione a due alberi a camme in testa che però sono disposti a stretto contatto l’uno con l’altro. I due alberi prendono il movimento da un albero verticale con coppie coniche alle estremità: la coppia conica superiore trasmette il movimento a uno degli alberi che, a sua volta, lo trasmette per mezzo di un ingranaggio al secondo albero.
A nostro avviso tuttavia si tratta pur sempre di una distribuzione a due alberi a camme in testa e la dizione monoalbero sdoppiato serve solo a creare confusione. Non si capisce in effetti perché due alberi in testa se sono lontani l’uno dall’altro siano considerati due e se sono affiancati sono considerati uno solo ma sdoppiato.>>, teoria confermata anche dall’ing. Sandro Colombo.
Aggiungerei personalmente che ciò che distingue un bialbero da un monoalbero sdoppiato è il fatto che il monoalbero sdoppiato “obbliga” il progettista all’uso di bilancieri mentre nel bialbero, salvo scelte diverse in fase di progettazione, è possibile un comando diretto delle valvole mediante la semplice interposizione di bicchierini e pasticche calibrate.
Non so se sia una leggenda metropolitana ma sembra che il controverso termine monoalbero sdoppiato sia stato un escomatoge di Alfonso Morini per far si che il Rebello venisse ammesso nella categoria MSDS (Motocicli Sport Derivati dalla Serie) nella quale per regolamento erano esclusi i motori bialbero.

