Spesso, facendo alcune considerazioni sui 10 titoli conquistati “facilmente” da Agostini nel periodo che va dal 1968 al 1972, è sembrato che volessi ridimensionarne il mito.
E questo, comprensibilmente, ha dato l’impressione a chi abitualmente legge le mie note che io non tenga nella giusta considerazione le capacità ed il talento dell’asso di Lovere.
Ma così non è; in effetti mi sono semplicemente limitato ad analizzare il contesto nel quale Agostini conquistò quei dieci titoli valutando la forza con la quale, uomini e macchine, potevano opporglisi nella corsa alla conquista dei suoi numerosi titoli. Ed è innegabile che in quel periodo la superiorità tecnica delle MV Agusta affidate alla sua guida era più che schiacciante.
Non volendo lasciare nei lettori questa sensazione ho sentito il dovere morale di scrivere questa nota per riconoscere pubblicamente ad Agostini i suoi meriti effettivi.
Innanzitutto va rimarcato che è solo grazie al suo riconosciuto talento se il commendator Morini prima ed il conte Agusta poi lo hanno voluto in sella alle loro vittoriose moto, ritenendolo in grado di sfruttarne al limite le potenzialità. D’altronde Ago, ben consapevole di non avere avversari dotati di mezzi meccanici all’altezza delle sue MV, non mancava di ritoccare puntualmente i suoi stessi record degli anni precedenti.
Rimanendo ai tempi dei suoi esordi ecco un parere di Amilcare Ballestrieri (Sanremo, 17 settembre 1935 – Sanremo 18 luglio 2023), pilota brillante sia in pista con le moto che sullo sterrato con le auto, su Giacomo Agostini. (da una intervista di AUTOMOTO.it)
«Mi ricordo la prima volta che lo incontrai ad una gara in salita. Arrivò questo che oggi si chiamerebbe “fighetto” su di una Giulietta fiammante con a carrello una Morini Settebello nuovissima. Pensai ad uno di quei figli di papà che di solito prendevano vari minuti, invece arrivò terzo alle mie spalle; io conoscevo il percorso a menadito, mentre lui aveva provato poco, e questo mi impressionò»
C’è sempre stata una certa sottovalutazione dei tanti titoli mondiali vinti da Agostini: tu che ne pensi?
«Oggi sento critiche a Valentino Rossi che al tempo si facevano ad Agostini, ovvero di avere vinto tanto grazie a mezzi superiori. Io penso che intanto se hai la moto migliore è perché te la sei guadagnata. Ago, per chiarirci sul suo coraggio, ha vinto dieci Tourist Trophy, che erano un vero inferno. Se poi mi chiedi se era il più veloce, ti dico che Hailwood secondo me lo era di più; ma l’inglese guidava sempre al massimo, d’istinto, senza curarsi della messa a punto. Agostini era pignolo all’esasperazione, per fare un esempio era un maestro nel rapportare il cambio, e questo perfezionismo nel set-up gli consentiva spesso di battere piloti magari più talentuosi ma meno intelligenti tecnicamente e tatticamente»
E se quei dieci titoli li ha conquistati passeggiando, non altrettanto si può dire degli altri cinque. Ricordiamo infatti i titoli della 500 conquistati nel biennio 1966/67 battendo la forte accoppiata Hailwood/Honda e quello del 1975 quando, passato alla Yamaha, sconfisse il compagno di colori Kanaya, l’acerrimo avversario Phil Read su MV e un emergente Sheene su Suzuki. Nella 350 conquistò i titoli del 1973 su MV, battendo Lansivuori e Read, e del 1974, al primo anno in sella ad una Yamaha a 2 tempi.
Ma ad avvalorare il suo talento è d’obbligo evidenziare anche la sua versatilità. Infatti, dimostrando anche grande intuito per aver capito che la competitività del 4 tempi aveva imboccato una parabola discendente, passato alla Yamaha si trovò subito a proprio agio anche con i due tempi pur dopo 10 anni di motomondiale in sella a moto esclusivamente a 4 tempi.
E a sostegno di questa sua ulteriore qualità non sono tanto i due titoli mondiali conquistati con la moto giapponese, quanto l’esplosivo debutto a Daytona.
L’esordio con la Yamaha avvenne infatti alla 200 miglia di Daytona il 10 marzo del 1974, una competizione molto in auge all’epoca e di grande prestigio per il grande ritorno d’immagine che la vittoria portava nel ricco e ambìto mercato statunitense.
La 200 miglia era normalmente terreno di caccia dei piloti nordamericani specialisti di quelle piste che, a differenza delle piste europee che si sviluppavano su circuiti stradali, sono dei catini con lunghi rettilinei raccordati da curve sopraelevate.
In pratica tutto era nuovo per lui: costruttore, ciclo di funzionamento del motore (2T), cilindrata, pista ed avversari.
Pertanto la annunciata partecipazione di Agostini suscitò scetticismo sulle sue possibilità di successo ma anche commenti poco gradevoli da parte della stampa statunitense che, convinta (?) della netta superiorità del piloti locali, apostrofava Agostini con epiteti derisori come “Ago Daisy” (Ago la margherita) o come “Ago Dago” (di vago sapore razzista) contrapponendogli il campione USA Kenny Roberts il quale, a sua volta, pronosticava:
« Agostini non conosce il circuito e non conosce la sua moto; me lo mangerò tutto crudo. »
Ma Agostini affrontò l’impegnativa gara con il solito approccio altamente professionale volto tanto alla conoscenza di tutti i più reconditi segreti della guida su quella particolare pista quanto alla preparazione fisica. Per non parlare dei controlli maniacali che faceva durante la preparazione della moto, una TZ750 2 tempi. In qualifica si classificò in quinta posizione ma in gara diede libero sfogo al suo talento imponendo da subito un ritmo elevatissimo che mantenne per i 52 giri della gara aggiudicandosi la vittoria con largo distacco sul compagno di marca Roberts che nel dopo gara dichiarò:
«Non posso credere che Agostini sia un essere umano.»
Due settimane più tardi Agostini, ancora una volta in sella alla TZ 750, si affermerà alla 200 miglia di Imola battendo nuovamente il compagno di marca Roberts al suo esordio in Europa, l’unico a partire con entrambi gli pneumatici slick.
Alla fine dell’anno sarà anche Campione del Mondo della classe 350, il primo dei due titoli in sella ad una 2 tempi.
Ma, tra le imprese che dobbiamo riconoscere all’Ago nazionale, non possiamo non ricordare il suo folgorante debutto nel motomondiale con la MV.
Penso, infatti, che l’impresa che forse più di ogni altra esprime incontrovertibilmente il talento naturale di Agostini fu proprio il felice, ma anche sfortunato per l’epilogo, debutto iridato nella classe 350 del motomondiale 1965 con la altrettanto debuttante MV Agusta 350/3 (che aveva fatto una prima apparizione in pubblico durante le prove della Coppa d’oro Shell sul circuito di Imola).
Fino ad allora Agostini aveva partecipato estemporaneamente a soli 3 Gran Prix iridati (Nazioni ‘63, Germania e Nazioni ‘64) con la Morini 250 ed era dunque il primo campionato che Agostini avrebbe corso per intero.
Ebbene quell’anno Agostini arrivò a un soffio dal titolo iridato della 350 contendendoselo con Jim Redman, già tre volte campione del mondo della classe.
Il 24 aprile 1965, sul circuito corto del Nurburgring, si svolgeva il Gran Premio della Germania Ovest; era la seconda tappa del Campionato del Mondo ma la classe 350 era al debutto stagionale in quanto non era stata messa in calendario nel precedente Gran Premio degli Stati Uniti; la MV Agusta affidava al giovane Giacomo Agostini la debuttante 350 3 cilindri da lui stesso sviluppata durante la stagione invernale.
Dopo le prime battute Hailwood, suo compagno di marca in sella alla vecchia 4 cilindri più pesante e meno maneggevole, deve cedere il passo mentre Redman, su Honda, nel tentativo di resistere all’italiano, cade al 18esimo giro. E’ il trionfo per Agostini che conquista la sua prima vittoria nel Mondiale.
Non si poteva sperare in un esordio migliore. Con questa vittoria si apriva la prolungata epoca della mitica accoppiata Agostini-MV 3 cilindri.
In quel 1965 la classe 350 vivrà tutta la stagione sul duello fra Agostini e Redman.
Dopo la vittoria iniziale Agostini sarà ottimo terzo al debutto nel difficile Tourist Trophy, sarà ancora terzo ad Assen, cadrà nei Gran Premi della DDR (Sachsenring) e di Cecoslovacchia (Brno) ma riuscirà a vincere ancora a Monza e nel Gran Premio di Finlandia a Imatra.
Con 4 vittorie per Redman e 3 vittorie più un paio di podi per Agostini, i due contendenti arrivano all’ultimo GP, in Giappone, a parità di punti, 32; pertanto per la conquista del titolo basterà che l’uno finisca davanti all’altro, in qualunque posizione.
Nella gara decisiva, in casa della Honda a Suzuka, Agostini domina la corsa finché rimane vittima di una banale avaria di natura elettrica che lo relega al quinto posto e malgrado Hailwood, avendo avuto via libera, vada a vincere con la vecchia 4 cilindri mettendo dietro Redman, il titolo sfuma per Agostini.
Nel mondiale Agostini finirà onorevolmente al 2º posto in classifica alle spalle di Redman al suo quarto titolo della 350.

