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Chi è il più grande pilota di sempre? La sfida dei tempi
Oltre i titoli mondiali: un nuovo metodo per confrontare le leggende del motociclismo tra diverse epoche

Ciclicamente, specialmente all’apparire di un nuovo protagonista, dai giornali e dai siti del settore viene riproposto questo tema.

Io stesso ho già affrontato più volte lo stesso tema sotto diversi punti di osservazione in una mia prima nota e poi in una seconda ; in entrambi i casi concludevo che non è possibile stabilirlo perché troppo diverse sono le circostanze nelle quali hanno operato i piloti nelle diverse epoche.

Ebbene ho voluto comunque riprovarci  e, nel tentativo di essere il più obiettivo possibile, ho preso in esame diversi aspetti quali il numero di titoli conquistati, il numero di gare vinte, la versatilità (vincitori di più titoli nello stesso anno o più gare nello stesso Gran Premio o con moto dalle caratteristiche tecniche fondamentalmente diverse), la precocità, la qualità degli avversari e dei mezzi meccanici. Purtroppo mi è accaduto di scrivere 4 o 5 cartelle di complesse elucubrazioni tra le quali io stesso avevo difficoltà ad orientarmi per arrivare ad un risultato. E allora son ripartito daccapo e ho deciso di fissare pochissimi criteri di analisi, più o meno condivisibili, ma spero sufficientemente obiettivi.
Ho circoscritto l’analisi ai piloti che hanno partecipato al Motomondiale e che abbiano conquistato almeno 5 titoli in diverse classi di cui almeno uno nella top class.

Con questi criteri ho dovuto escludere automaticamente grandi campioni dell’anteguerra come Nuvolari, Taruffi, Tenni e Varzi, quando il Motomondiale non era stato ancora istituito.

Certo anche questo criterio può avere qualche punto debole; mi chiedo per esempio come si possa definire “sconfitto” un pilota che abbia perso un mondiale per un punto o addirittura per mezzo punto come si è verificato nel WSBK 2012 con Biaggi davanti a Sykes o in Formula 1 nel campionato del 1984, tra Alain Prost e Niki Lauda. Per quel mezzo punto oggi Prost vanterebbe 5 titoli secondo solo a Schumacher ed alla pari con Fangio mentre Lauda si fregerebbe di “soli” 2 titoli. Il caso più clamoroso che ricordo è però quello del mondiale classe 250 del 1968. Sia Phil Read che Bill Ivy portarono alla vittoria le loro Yamaha RD05 in 5 occasioni ciascuno e arrivarono entrambi a collezionare 46 punti; il titolo venne assegnato durante il congresso FIM di fine stagione.

I due compagni di squadra avevano lo stesso numero di vittorie e lo stesso numero di secondi posti; dato che il regolamento escludeva la possibilità di assegnazione del titolo ex-aequo, venne aggiunto un comma retroattivo che introduceva l’ulteriore discriminante del minore tempo complessivo nei GP validi per il punteggio. Il titolo fu assegnato a Read, la cui somma dei tempi risultò inferiore di circa due minuti nell’arco di tutto il Mondiale! Per non parlare del mondiale 250 del 1967 terminato a pari punti al netto degli scarti (all’epoca vigeva appunto la regola degli scarti dei peggiori risultati) tra Hailwood (Honda) e Read (Yamaha).

Il titolo fu assegnato ad Hailwood per maggior numero di vittorie, 5 a 4, nonostante Read avesse conquistato un maggior numero di punti in assoluto, 56 contro 54. Esito analogo nella classe 500 dello stesso anno; il titolo fu assegnato ad Agostini perchè, a parità di vittorie, Agostini poteva vantare un maggior numero di secondi posti.

L’analisi dei dati secondo il criterio prefissato mi ha portato ad escludere tanti campioni del mondo come Nieto con 13 titoli (6 nella classe 50, 7 in 125), Ubbiali con 9 titoli (6 in 125, 3 in250), Redman con 6 titoli (2 in 250, 4 in 350), Lawson con 4 titoli in 500, Villa con 4 titoli (3 in 250, 1 in 350), Biaggi con 4 titoli in 250 (+ 2 in SBK), Martinez con 4 titoli (3 in 80, 1 in 125), Roberts Sr. con 3 titoli in 500, Capirossi con 3 titoli (2 in 125, 1 in 250), Masetti con 2 titoli in 500, Sheene con 2 titoli in 500, Stoner con 2 titoli in MotoGP, Crivillè con 2 titoli (1 in 125, 1 in 500), Cecotto con 1 titolo in 350 (+1 titolo nella FIM 750), Kocinsky con 1 titolo in 250 (+ 1 in SBK), Baker con un titolo nella FIM 750 ed ancora, con un solo titolo nella top class Gardner, Hayden, Liberati, Lucchinelli, Roberts jr., Schwantz, Uncini e infine Anderson, Ballington, Bianchi, Cadalora, Dorflinger, Gresini, Haas, Lazzarini, Mang, Pagani, Pons, Ruffo, plurititolati ma mai nella classe regina.

Doohan rappresenta un caso limite, anzi direi quasi paradossale, in questo studio perché, pur avendo conquistato ben 5 titoli nella classe 500, non ne ha conquistati nelle altre classi, ma entra a pieno diritto nell’elenco dei papabili.

Tanti altri sono rimasti esclusi perché strappati all’agone mondiale da infortuni o incidenti che in molti casi hanno avuto esito drammatico e dei quali, quindi, non sapremo mai quali traguardi avrebbero potuto raggiungere: Ambrosini, Bergamonti, Graham, Herrero, Hocking, Ivy, Mc Intyre, Pasolini, Phillis, Provini, Rainey, Saarinen, Simoncelli, Spencer, Torras, ecc Infine ho volutamente escluso Lorenzo, Marquez e Pedrosa perché ancora in attività e quindi con un palmarès in evoluzione.

Con grande “sofferenza” ho quindi individuato 7 nomi:

Giacomo Agostini – 15 titoli (6 nella 350, 7 nella 500 ottenuti con moto a 2 e 4 tempi; conquistò le 200 miglia di Daytona e di Imola del 1974 e chiuse la carriera vincendo una gara della Formula 750);

Mike Hailwood – 9 titoli (3 in 250, 2 in 350, 4 in 500; campione europeo con monoposto di F2; nel 1978 vinse il Campionato del Mondo TT-F1 e nel 1979 vinse il Senior TT);

Valentino Rossi – 9 titoli (1 in 125, 1 in 250, 1 in 500, 4 in MotoGP 990, 2 in MotoGP 800 ottenuti con moto a 2 e 4 tempi; ha vinto anche una 8 ore di Suzuka nel 2001);
John Surtees – 7 titoli (3 in 350, 4 in 500, Campione del Mondo in Formula 1 nel 1964 con la Ferrari);

Phil Read – 7 titoli (1 in 125, 4 in 250, 2 in 500 ottenuti con moto a 2 e 4 tempi; nel 1977 vinse il Campionato del Mondo TT-F1, nella stessa edizione del TT ottenne anche la vittoria del Senior TT);

Geoff Duke – 6 titoli (2 in 350, 4 in 500 battendosi, spesso vittoriosamente, con una Norton monocilindrica contro le 4 cilindri italiane);

Mick Doohan – 5 titoli nella classe 500;

ai quali si sarebbero potuti aggiungere:

Jorge Lorenzo – 5 titoli (2 in 250 e 3 in MotoGP);

Marc Marquez – 6 titoli (1 in 125, 1 in Moto2 e 4 in MotoGP).

Non so se condividete questa classifica; per un raffronto realistico risultano troppo diversi i contesti tecnici e sportivi in cui i campioni si sono laureati. Alla fine sono arrivato alla determinazione che, dopo questa corposa e dolorosa scrematura, piuttosto che stilare classifiche di merito è possibile solamente esprimere le proprie preferenze, o se preferite simpatie, non solo in base al palmarès dei piloti ma anche in virtù delle emozioni che le loro gesta hanno suscitato in noi. Nel mio caso ho sempre ammirato MIKE HAILWOOD per la capacità di adattarsi con rapidità a qualunque tipo di moto e GILLES VILLENEUVE per la sua grinta; eppure mentre il primo ha un palmarès ricco il secondo in realtà ha vinto ben poco.

A conclusione di queste mie considerazioni voglio riportarvi le parole di Mario Lega (campione del mondo nel 1977 con la Morbidelli 250) il 10 febbraio 2014, a commento di un articolo sullo stesso tema: <<Mi spiace che abbiate analizzato i piloti a seconda dei titoli vinti. Mi sembra che abbiate ignorato Spencer che sgretolò grandi campioni come Roberts, Lawson ecc. Esagerato il peso di Doohan che batteva Criville, ma soprattutto ignorare Saarinen che aveva annichilito Ago e Read, inserire Biaggi e Cadalora e dimenticare Read, Ubbiali, Redman, non prendere in considerazione Gary Hocking, che ancora oggi non fa dormire Surtees e Taveri mi sembra alquanto superficiale e campanilistico. Vero è che ognuno ha la sua visione di questa ipotetica classifica, e che ciascuno resterà della propria opinione, però se sono i migliori di tutti i tempi bisognerebbe partire dal 1949 a “considerare”. Un abbraccio Mario>>

Infine vorrei provare a spiegarvi perché, a prescindere dai titoli, la mia ammirazione è rimasta immutata nel tempo per Mike Hailwood. Provate a immaginare un pilota che nella stessa giornata potrebbe partecipare a più gare con moto a 2 e 4 tempi ed essere sempre sul podio. Un pilota che tenta anche l’avventura delle 4 ruote, ottenendo un titolo di campione europeo di formula 2, due podi in Formula 1, un podio alla 24 ore di Le Mans. Un pilota che a 38 anni, a 4 anni dall’ultima gara di Formula 1, dopo circa 10 anni dall’ultima gara in moto, con le gambe malandate per un incidente subito in Formula 1, rientra nelle competizioni motociclistiche e va a vincere una prova del TT nel 1978 e una nel 1979.

D’altronde se nel 1968 la Honda non si fosse ritirata vincolandolo contrattualmente a sé ed impedendogli così di gareggiare per altri marchi, Mike (che aveva appena 27 anni) quanti titoli avrebbe potuto ancora aggiungere ai suoi 9? Potrei ricordarvi che Hailwood ha sfiorato addirittura due “triplette” nel biennio 1966/67 con i titoli della 250, della 350 e i due secondi posti nella 500. Se invece ci focalizzassimo sulla sua capacità di vincere più gare nello stesso Gran Premio scopriremmo che Hailwood è stato capace di vincere tre Gran Prix nella stessa giornata in cinque occasioni; erano altri tempi ma l’impresa rimane: 1961 Tourist Trophy: 125 e 250 (Honda); 500 (Norton) 1963 Germania Est: 250 (MZ); 350 e 500 (MV Agusta) 1966 Cecoslovacchia: 250, 350 e 500 (Honda) 1967 Tourist Trophy: 250, 350 e 500 (Honda) 1967 Olanda: 250, 350 e 500 (Honda) Nulla di straordinario per “the bike”; nelle gare nazionali inglesi, sia pure contro avversari di altra caratura, ottenne per dieci volte quattro vittorie in una sola giornata ed in una occasione addirittura cinque (Biggin Hill 4/10/59 nelle classi 125, 250, 350, 500, 1000). Per meglio comprendere la grandezza di Hailwood è bene ricordare che nel biennio 1966/67 nelle classi 350 e 500 gareggiava anche Agostini con la favolosa MV 3 cilindri. Voglio perciò raccontarvi brevemente l’andamento di quei due mondiali della classe 500.

1966 classe 500 Agostini/MV Agusta vs Hailwood/Honda. Alla prima gara della stagione, il GP del Giappone, si registra la prima vittoria in questa classe da parte della Honda, al debutto nella classe regina, con alla guida Jim Redman. Nonostante la vittoria anche nel GP successivo da parte dello stesso pilota e le tre ottenute da Mike Hailwood che succedette a Redman (vittima di un incidente che lo convinse al ritiro dalle competizioni), Honda ottenne solo il titolo costruttori ed il titolo iridato piloti arrise, in base agli scarti, a Giacomo Agostini su MV Agusta, anch’egli con 3 vittorie. E’ presumibile che se la Honda avesse avuto fiducia in Hailwood dal primo momento entrambi oggi vanterebbero un titolo in più della classe 500.

1967 classe 500 Agostini/MV Agusta vs Hailwood/Honda. Il duello della 500 tra Giacomo Agostini ed Hailwood resterà negli annali, in particolare il leggendario duello al Tourist Trophy, vinto dall’inglese per la rottura della catena sulla MV Agusta del campione italiano, e per la clamorosa rottura del cambio della Honda dell’inglese quando, nel corso del GP delle Nazioni a Monza, aveva ormai accumulato un vantaggio di circa 20 secondi. Il mondiale della mezzo litro si decise solo all’ultima prova in Canada e andò nelle mani di Agostini, nonostante la vittoria di tappa di Hailwood, per il maggior numero di secondi posti ottenuti (entrambi infatti avevano vinto lo stesso numero di GP, cinque).

Hailwood è stato uno dei piloti più versatili: ha corso (e vinto) in tutte le classi e con tutte le marche: oltre ad Mv, anche Mz, Ajs, Itom, Norton, Ducati, Paton, Nsu, Honda, Emc, Mondial, Triumph. In quanto a versatilità teme pochi confronti, tra questi: Valentino Rossi, l’unico ad aver vinto un titolo iridato in 4 diverse classi: 125, 250, 500, e MotoGP; John Surtees, unico pilota iridato sia nel Motomondiale che in Formula 1 e Luigi Taveri che oltre ai suoi 3 titoli è anche l’unico pilota ad aver conquistato punti in 6 classi diverse, tutte quelle esistenti ai tempi in cui ha corso: 50, 125, 250, 350, 500 e sidecar (in quest’ultima categoria come co-pilota).

Hailwood si è distinto anche per la sua precocità, ricordando che appartiene ad un’epoca in cui al Motomondiale ci si arrivava non prima dei 18/20 anni e solo se eri un vero fenomeno; ha vinto infatti la sua prima gara nella Top Class a 21 anni e 63 giorni, appena 1 anno in più di Marquez e precedendo in questa graduatoria Rossi, Stoner, Cecotto e Surtees.